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Zanni: “Bruxelles è paralizzata dalla crisi ma continua a prendersela con noi” – Intervista La Verità 11/11/19

A seguire la mia intervista al quotidiano “La Verità” edizione del 11/11/19:

 

 

“Il bilancio è l’atto più politico di un’istituzione. Si parla tanto di tagli agli sprechi, invece si foraggia sempre di più la costosa macchina burocratica dell’Ue e i vergognosi privilegi di cui gode. Un sistema così articolato, che ripete sistematicamente gli stessi errori, prima o poi è destinato a crollare su sé stesso” Marco Zanni, responsabile esteri della Lega, Eurodeputato dal 2014, presiede Identità e Democrazia (ID), il gruppo politico del Parlamento europeo nato lo scorso giugno ma con un’esperienza di 5 anni come Europa delle nazioni e delle libertà (ENF).

Come giudica le previsioni economiche d’autunno, diffuse dalla Commissione Ue?

“L’Europa e i poteri forti sono benevoli col governo giallorosso, eppure i dati confermano le previsioni della scorsa primavera, con stime di crescita per il Pil appena sopra lo zero. Sembra passato un secolo da quando Bruxelles brandiva contro l’Italia l’ipotesi di respingere la manovra e avviare al procedura di infrazione. La Commissione usa le regole, soprattutto sul bilancio, per influenzare la politica negli Stati membri: benevoli con i governi graditi e asserviti, punitivi con quelli non allineati. Questo è gravissimo”

Siete la quinta forza politica del Parlamento europeo, avete ottenuto 73 seggi ma nessuno dei 14 vicepresidenti e dei 20 presidenti di commissione proviene da ID. Il “cordone sanitario” emargina i partiti sovranisti?

“Calpestare la volontà degli elettori è un vizio che Bruxelles ha da tempo. Questa strategia però non paga, perché la gente si sta rendendo sempre più conto di quanto siano poco democratiche le istituzioni europee. Non è lontano il momento in cui i partiti come Afd in Germania, Vox in Spagna e altri saranno inclusi in maggioranze di governo regionali e nazionali. L’ultimo sondaggio in Francia dà un ballottaggio Le Pen – Macron per le presidenziali 45% a 55%: nel 2017 finì 34% a 66%. E mancano ancora due anni e mezzo.”

Ursula von der Leyen, che voi della Lega non avete votato, non riesce a completare la sua squadra. La commissione rischia di non insediarsi nemmeno il prossimo 1 Dicembre.

“La crisi in seno alla Commissione europea è un dato di fatto. Il problema, al di là della debolezza della presidente, è che l’Ue sta vivendo una situazione di conflitto istituzionale molto forte che investe i colegislatori. Parlamento e Consiglio. A rischio non è tanto la formazione dell’esecutivo, ma la capacità di azione di una Commissione divisa su tutto, perfino sulle questioni meno rilevanti, in un momento in cui o l’Ue cambia, o scompare”

Sullo sfondo rimane anche l’incognita Brexit, rinviata al prossimo 31 gennaio.

“Milioni di cittadini britannici hanno fatto nel 2016 una scelta chiara, che Bruxelles ancora adesso fatica ad accettare. Ha una paura tremenda che il Regno Unito possa dimostrare che senza le assurde regole europee si vive meglio. Anche Macron e Merkel iniziano a dire esplicitamente che il Regno Unit, dopo Brexit può essere un concorrente temibile. Continuo a sostenere la scelta dei britannici: fare parte del club dei 28 porta a loro più svantaggi che opportunità”.

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina avrà conseguenze disastrose per l’Unione europea. Qualcuno a Strasburgo se ne è accorto?

“Non sembra, visto che hanno deciso di continuare sulla stessa strada fallimentare che ci ha portato al disastro. L’impotenza del sistema Ue la ritroviamo anche qui. Le colpe sono da ricercare in un modello di sviluppo economico basato sulla maniacale ricerca della competitività dell’export tramite compressione dei costi, cioè dei salari, che va in crisi alla prima difficoltà. Cedere sovranità a Bruxelles non ci protegge, la gabbia di regole europee crea più problemi che opportunità”.

La preoccupa il finto europeismo di Macron?

“Si tratta di europeismo e buonismo di facciata. Dai migranti al commercio internazionale, dall’economia all’industria, Macron usa l’Unione per le sue mire. É la strategia di un abile manipolatore, il cui vero obiettivo rimane il rafforzamento del progetto di una difesa comune europea: il budget passerà dai poco più di 500 milioni di euro del 2014, a 22 miliardi nel 2021. Con il Regno Unito fuori dall’Ue, sarà la Francia a controllare e orientare la maggior parte delle scelte di politica estera dell’Europa. Uno stato che siede nel consiglio di sicurezza dell’Onu, ha il nucleare e possiede l’esercito maggiore in Ue: chi non sarebbe preoccupato?”

Tra i principi fondamentali di Identità e Democrazia c’è il diritto di controllare e regolare l’immigrazione.

“Abbiamo visto che il sistema della redistribuzione non funziona. Non per colpa dei “cattivoni di Visegrad”, ma proprio a causa di chi si permette di dare lezioni di moralità all’Italia. Germania e Francia in primis. La nostra idea su immigrazione e sicurezza è molto chiara, ed è piaciuta a milioni di persone che hanno deciso di votarci alle scorse europee. La chiusura dei porti in Italia non era stata una dichiarazione di guerra, ma una scelta di buon senso che dovrebbe adottare anche in Europa”.

Ha capito che idea d’Europa hanno i 5 stelle? In quale gruppo si collocano?

“Navigano a vista: poche idee, tutte confuse”.