Rai News: intervento su elezioni tedesche e Macron

Martedì vi ho parlato degli scontati risultati delle elezioni tedesche: crollo dei socialisti, colpevoli, come in tutto il resto d’Europa, di aver sostenuto e promosso il sistema ordo-liberista mercantilista UE con politiche di macelleria sociale che hanno arrecato gravi danni e sofferenze alla popolazione e soprattutto al loro elettorato, crollo della Merkel e dei suoi alleati bavaresi, crescita esponenziale di chi, per motivi e ragioni differenti, non vuole “Più Europa”, come i liberali di FDP e soprattutto AfD, che nei mesi scorsi era stata data per spacciata, al di sotto del 5% di soglia per accedere al Bundestag: entreranno quasi in 100.
Il voto a questo partito che non proviene, come erroneamente (o volontariamente?) detto da molti commentatori e giornalisti, dal rigetto degli immigrati e dei rifugiati, nel tentativo ormai scontato di far passare questi elettori come xenofobi e razzisti, ma dal disagio economico sociale che le politiche liberiste e globaliste promosse dai governanti e dai partiti mainstream hanno causato, anche in un Paese come la Germania, considerato un modello da seguire. Un Paese che ha visto passare in pochi anni la sua popolazione in stato di povertà dall’11% al 17%, un Paese in cui la disuguaglianza sociale e di reddito si è ampliata come in nessun altra parte dell’EU, con i poveri sempre più poveri e numerosi e i ricchi sempre più pochi e sempre più ricchi. Come accaduto alla Le Pen in Francia, AfD ha preso voti nelle zone e nelle regioni (soprattutto Germania Est) dove la povertà, la disoccupazione e il disagio sociale hanno più colpito la popolazione. Il voto dei tedeschi non è stato una risposta alla politica di porte aperte ai migranti della Merkel, ma un messaggio forte alle politiche economiche e sociali fallimentari che li hanno ridotti in miseria, proprio lì, in quella che si definisce erroneamente la locomotiva d’Europa.
Certo, il motivo per cui gran parte dei tedeschi non vuole “Più Europa” è diverso dal motivo per cui non la voglio io, ma questo è un altro segnale importante che dimostra l’insensatezza di questo progetto: come è possibile far convergere interessi, opinioni e visioni del mondo così diverse in un contenitore unico? E’ evidente che non sia possibile e che per forza ci sarà un vincitore e uno sconfitto: provate ad indovinare in questi anni chi ha vinto e chi è stato sconfitto? Non serve una grande immaginazione.
Questo risultato, come lo era stato in Francia, rappresenta un monito e un’opportunità anche per le forze che si presenteranno alle prossime elezioni in Italia: il partito che con più credibilità risponderà con un progetto alternativo serio al disagio socio-economico della maggior parte della popolazione, potrà registrare un grande risultato. E questo modello di sviluppo sociale ed economico nuovo dovrà per forza di cose, per essere credibile, porsi in alternativa al modello ordo-liberista mercantilista dei Trattati UE e dell’euro.
Per quanto riguarda Macron e il suo discorso sul “Più Europa”, niente di nuovo da aggiungere a quanto avevo già detto nei mesi precedenti: un uomo vuoto, spinto dal sistema, che tracollerà presto, come il suo predecessore Hollande. Nel suo discorso nessuna novità, sono le inutili riforme fuffa propinate da due anni (ne parlano a ruota Draghi, Juncker, Tusk, e tanti pappagalli indegni che siedono nel Parlamento a Roma) ai cittadini europei per far credere che qualcosa cambierà: non ci sarà nessuna mutualizzazione del debito, nessuna condivisione dei rischi, nessuna solidarietà tra stati membri, perché nessuno la vuole, con buona pace di chi grida “Più Europa”. E anche se ci fossero state queste “riforme”, non sarebbero servite a niente.
Facciamo attenzione però, perché qualcosa si muoverà, e i cambiamenti nella governance dell’Eurozona, come denuncio da tempo, danneggeranno ancora di più l’Italia, la nostra economia e il nostro sistema bancario, privandoci della sovranità in un altro campo importantissimo: quello della difesa e del controllo delle forze militari. Spero non passi inosservato il fatto di come Macron nel suo discorso non abbia insistito su riforme “economiche” dell’Eurozona, ma sulla necessità di una difesa comune e di un budget comune per le spese militari. Questo conferma che l’unica ipotesi sul banco dell’asse Franco-tedesca, che esiste solo sulla carta, è una spartizione su due basi: il controllo della difesa alla Francia, potenza militare e atomica, mentre il controllo economico alla Germania. A questo serviranno il progetto di difesa comune e di ministro delle finanze unico dell’eurozona. Il compito di ogni buon cittadino e patriota sarà di opporsi con tutta la forza rimasta a questo ennesimo scempio della democrazia. Riprendiamoci le chiavi di casa nostra, torniamo ad essere liberi dalla gabbia ordo-liberista che ha nome unione Europea.