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Le Prossime Mosse di Renzi su Indicazione dell’UE: Nuovo Attacco ai Lavoratori

Venerdì scorso è stato pubblicato il “Country report” della Commissione Europea sull’Italia. Il Country report analizza le politiche adottate dal governo, ne “raccomanda” delle nuove e fornisce una prospettiva per il futuro dello Stato Membro. Inutile dirvi che non è una prospettiva rosea, ma siccome il diavolo sta nei dettagli, andiamo ad analizzare il report sul nostro Paese, perché non si vede niente di buono all’orizzonte, anzi. Facciamo il focus sul mercato del lavoro.

 

L’ATTACCO AI DIRITTI DEI LAVORATORI E AI SALARI

Secondo la Commissione la crescita della produttività continua a rallentare, a causa soprattutto del persistere di ostacoli strutturali. La crescita fiacca che ne consegue complica il percorso verso la riduzione dell’elevato debito pubblico e il recupero della competitività. Il processo di aggiustamento in Italia (per recuperare competitività) eÌ€ stato determinato da un calo dei salari reali. Tuttavia la crescita della produttività del lavoro eÌ€ stata in media negativa nel periodo 2010-2015 e ciò ha frenato un aggiustamento maggiore. Riportiamo integralmente una frase contenuta nel report: “La crescita salariale ha rispecchiato con un certo ritardo la debolezza del mercato del lavoro e il rallentamento dell’inflazione. Le retribuzioni reali continuano a crescere più rapidamente della produttività”.

 

LA SOLUZIONE: ANCORA UNA VOLTA SMANTELLARE DIRITTI E ABBASSARE I SALARI

Dopo il Jobs Act, che aumenta la flessibilità in entrata e in uscita, ovvero aumenta il precariato riducendo i diritti, si prospetta una nuovo attacco ai lavoratori italiani. Ebbene, la soluzione della Commissione al problema della produttività è riformare la contrattazione collettiva. La Commissione ci “spiega” che le retribuzioni reali continuano a crescere più rapidamente della produttività perché è inadeguata la contrattazione collettiva. La contrattazione collettiva si realizza in fasi diverse (i contratti sono negoziati in successione e non tutti insieme) e presenta clausole sulla durata dei contratti (tre anni).

Ecco qua le preoccupazioni e la soluzione per la Commissione:

“Le parti sociali non hanno ancora trovato un accordo sulla riforma, già rinviata, della contrattazione collettiva. La riforma della contrattazione procede lentamente e resta limitata la diffusione della contrattazione a livello aziendale. La contrattazione di secondo livello non eÌ€ sufficientemente sviluppata e il rinnovo del quadro di contrattazione ha subito ritardi. Il ricorso insufficiente alla contrattazione di secondo livello ostacola lo sviluppo di soluzioni innovative a livello di impresa che potrebbero migliorare la produttività e favorire la risposta delle retribuzioni alle condizioni del mercato del lavoro. I contratti a livello aziendale interessano una minoranza di imprese”.

Avete capito?  Le contrattazioni collettive saranno fortemente messe in discussione per favorire una più ampia contrattazione di secondo livello. In parole povere sarà più facile fare pressione sui salari e abbassarli nel tentativo di recuperare competitività. La Commissione Europea ci ribadisce ancora una volta che in un sistema a cambi fissi come è quello dell’Eurozona sono gli aggiustamenti agli squilibri macro, non potendo utilizzare la leva monetaria, si devono fare attaccando i salari (deflazione salariale).

 

PRIVATIZZAZIONI

Proseguendo nella lettura, la Commissione Europea continua a dare il meglio di sé sulle privatizzazioni che, a parer loro, sosterranno la riduzione del debito nel periodo 2016-2018 con proventi ogni anno dello 0,5% del PIL. Il prossimo obiettivo del governo è la privatizzazione del 40% di Ferrovie dello Stato (FS). Nel 2015 si sono ricavati 6,6 miliardi di Euro (0,4% del PIL) con ENEL e POSTE; il tutto è stato bruciato dai flussi swap negativi e swaptions (opzioni swap), ovvero derivati sottoscritti per coprire il rischio di aumento dei tassi di interesse (che invece sono ai minimi). I soliti IRS (Interest Rate Swap) di cui vi abbiamo già parlato, sottoscritti senza logica dal governo italiano.

Ecco l’estratto dal report:

“I proventi da privatizzazioni e la riduzione della riserva di liquiditaÌ€ contribuiscono a frenare la dinamica del debito. I risultati del 2015 in termini di debito hanno beneficiato di proventi da privatizzazioni per circa 6,6 miliardi di EUR (pari allo 0,4% del PIL), tra cui il rimborso dei Monti bond da parte della Banca Monte dei Paschi di Siena (1 miliardo di EUR), la cessione della partecipazione del ministero dell’Economia e delle finanze nel capitale dell’ENEL (2,2 miliardi di EUR) e l’offerta pubblica iniziale di Poste Italiane (3,2 miliardi di EUR). Per converso, hanno risentito di un’ulteriore ondata di pagamenti dei debiti commerciali pregressi della pubblica amministrazione (circa 0,4% del PIL) e dei flussi swap negativi e delle swaptions (circa 0,4% del PIL) inerenti a operazioni effettuate in passato per coprire il rischio di aumento dei tassi di interesse. Le privatizzazioni sosterranno la riduzione del debito in quanto nel periodo 2016-2018 il governo prevede di ricavarne ogni anno lo 0,5% del PIL. La privatizzazione di una quota fino al 40% del gruppo Ferrovie dello Stato (FS) eÌ€ stata tuttavia rinviata a dopo il 2016.“

 

CONCLUSIONI

Insomma, come preannunciato, non si vede la luce in fondo al tunnel. La Commissione Europea, guardiana dei trattati di stampo ordo-liberista e strenua sostenitrice della criminale moneta unica, continua a dettare il suo rigido mantra ai Paesi membri, una ricetta ripetuta mille volte basata su rigidità di bilancio, distruzione dello stato sociale, deflazione salariale e privatizzazioni selvagge. Purtroppo questa ricetta è la stessa che sta portando l’Europa (quella vera, non l’UE) e l’Italia alla distruzione completa. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum