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L’affanno dell’UE sulla Brexit dimostra la sua inutilita’ e la sua avversione per i processi democratici

Oggi e domani i capi di stato e di governo dell’UE si riuniranno per provare a raggiungere un accordo definitivo con Cameron e far sì che il Primo Ministro inglese si schieri apertamente contro la Brexit, nel prossimo referendum che si dovrebbe tenere a fine giugno. Le trattative sono complicate perché di fatto Cameron sta ponendo condizioni che muterebbero completamente alcuni principi fondamentali su cui si basa l’assetto attuale dell’Unione e che sono sanciti dai Trattati UE (mercato unico, creazione di regole comuni per tutti, obiettivo di una sempre maggior integrazione, ecc.)

 

Secondo logica per avvallare un probabile accordo servirebbe una revisione dei Trattati UE, fonte massima del diritto comunitario. Questo presenta però diversi problemi per i burocrati europei e sostenitori indefessi di questa fallimentare e dannosa Unione: 1) Per la modifica dei trattati è necessaria l’unanimità di tutti i 28 stati membri dell’Unione; 2) La modifica dei trattati è un processo molto lungo, che può durare anni, incompatibile con la promessa fatta da Cameron in campagna elettorale di indire un referendum sulla permanenza UK nell’Unione entro il 2017; 3) E’ necessaria anche l’approvazione della modifica da parte dei parlamenti nazionali, e vista l’aria di avversione all’UE che si respira in parecchi stati membri, questo potrebbe causare non pochi problemi.

 

La logica democratica imporrebbe di sottoporre questo accordo al giudizio dei cittadini o quanto meno dei parlamenti nazionali; le modifiche dei trattati sono cose molto serie che spesso sono state prese sotto gamba da ignari governi degli stati membri e dai cittadini (e la storia ce lo ha insegnato molto bene e a caro prezzo) e che hanno un impatto pesante sulla vita dei cittadini. Inoltre questo accordo specifico cambierà per sempre l’architettura e le logiche dell’Unione. Ma la logica democratica come sappiamo bene non appartiene alle istituzioni europee. E anche in questo caso prevarrà il “si deve fare perché si deve fare, i cittadini non capirebbero”. Prevarrà ancora l’avversione e la paura per la democrazia, la paura che dando la voce ai cittadini, stanchi di subire le folli e scellerate scelte di questa Europa, dicano un forte “no!” all’ennesima porcata in salsa UE, come successo nel recente precedente della ratifica della costituzione europea.

 

Qual è stato lo stratagemma degli Sherpa, dei negoziatori e dei funzionari della commissione per mettere ancora una volta questo accordo al riparo dal processo democratico? Un cavillo legale, uno stratagemma giuridico già utilizzato dall’UE in situazioni di emergenza. Infatti è stato deciso che un eventuale accordo non verrà sottoscritto da alcuna istituzione europea (quindi non farà parte del diritto comunitario), ma si utilizzerà la metodologia dell’accordo inter-governativo, vincolante per chi lo sottoscriverà ma che non tocchi i Trattati UE e quindi non coinvolga i parlamenti nazionali. Fonti a Bruxelles spiegano che questo era l’unico modo “altrimenti tutti sapevano che non se ne sarebbe più usciti”. Il fine giustifica sempre i mezzi per i tecnocrati di Bruxelles.

Ma altre spiegazioni sulle modalità sono ancora più esilaranti. Si tratterà, spiegano alcuni negoziatori e gli artefici di questo salto mortale giuridico, di una decisione dei capi di stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo. Cioè oggi e domani si riunisce il Consiglio Europeo per trovare una quadra sulla Brexit, ma non sottoscriveranno la decisione in qualità di membri dell’istituzione comunitaria, bensì lo faranno in qualità di singoli capi di stato e di governo di 28 Paesi che colgono l’occasione della riunione del Consiglio Europeo per fare questo accordo.

 

Questa modalità utilizzata dagli Stati membri ha dei precedenti poco rassicuranti. Infatti sia il criminale Fiscal Compact che l’altrettanto criminale Meccanismo Europeo di Stabilità, il fondo salva-euro, sono stati approvati e istituiti con una modalità simile. L’accordo sulla Brexit cambierà per sempre la struttura e l’architettura dell’Unione, ed è giusto che venga sottoposto al giudizio dei cittadini e dei parlamenti nazionali. Non facendolo l’UE si dimostra ancora una volta una sovrastruttura inutile, dannosa e inefficiente, perché quando si devono prendere decisioni celeri e importanti viene messa da parte e soprattutto istituzione tecnocratica e allergica al processo democratico e al giudizio dei cittadini.