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La Follia degli Stati Uniti d’Europa e le Scosse dei Mercati

Questi giorni sono stati un concentrato di emozioni, sia personali (sono appena rientrato dalla missione al confine Turchia-Siria), sia a livello politico e finanziario.

Cercherò di fare un concentrato degli avvenimenti.


Politica

Il presidente Jens Weidmann (Bundesbank) e il governatore Villerroy de Galhau (Banque de France) hanno proposto un ministro delle finanze dell’Eurozona. Sull’onda dell’“entusiasmo autolesionista” italiano abbiamo assistito a una settimana di eccitamento al grido “Viva gli Stati Uniti d’Europa” con Scalfari su Repubblica, Boldrini a tutto campo, Napolitano sempre su Repubblica e per finire la coppia Napoletano e Cerretelli su Il Sole 24 Ore. Nelle ultime ore sono perfino arrivate le dichiarazioni gioiose di Enrico Letta e – colpo di scena – del nostro ministro delle finanze Piercarlo Padoan. La loro follia non ha fine, verranno spazzati via dalla storia e saranno responsabili davanti ai cittadini per le azioni portate avanti con tanta convinzione.

Qual è il senso di richiedere maggior integrazione considerati i chiarissimi rapporti di forza tra gli Stati membri (ovvero la Germania ci mette i piedi in testa quando vuole)?

Nessuno senso! L’errore politico è simile a quello che ha portato alla nascita dell’Euro. I francesi (italiani a seguito) credevano, stoltamente, di poter fermare il potere della Bundesbank con una Banca Centrale Europea. Risultato? L’esatto opposto. Il comitato Delors (comitato dei banchieri centrali per costruire la moneta unica) ha messo le basi per l’egemonia dell’idea tedesca nella BCE. Con un ministro delle finanze il processo sarebbe analogo, ci consegneremmo con mani e piedi legati alla tecnocrazia europea pronti per essere cucinati, ci condanneremo definitivamente a vincoli ancora più stringenti perdendo la sovranità residua in ambito fiscale. Insomma un commissariamento in piena regola alla luce del sole.

Focus sulle dinamiche europee

Metodo Monnet

Seppur con sfumature differenti (ma ininfluenti sul risultato finale), tutte le persone sopraccitate credono che più integrazione risolva tutti i problemi. A smentire questo folle mito basta ripercorrere la Storia dell’integrazione europea. In questo ci aiuta il professor Giandomenico Majone che ha passato l’intera vita a studiare le dinamiche europee. Pensiamo al caro metodo Monnet che l’élite europea ama alla follia. Oltre al deficit democratico – evidente a tutti- il metodo del “fatto compiuto” esclude qualunque tipo di discussione ed opposizione creando de facto il cosiddetto pensiero unico elitario. La Commissione confeziona proposte e direttive a livello europeo che poi vengono presentate all’opinione pubblica come inevitabili e/o necessarie. E se l’opinione pubblica non reagisce o semplicemente ignora l’esistenza della proposta, si va avanti fino al punto di non ritorno. Non è un caso che il processo d’integrazione europea si sia portato avanti così (anche per colpa della nostra classe politica). Il naufragio della Costituzione europea (con il voto negativo di Olanda e Francia) ha benedetto definitivamente questo metodo: buona parte della Costituzione Europea precedentemente bocciata fu reintrodotta così dalla “finestra” con il Trattato di Lisbona sopra la testa dei cittadini.

Ma esiste un popolo europeo?

La risposta è no! l’UE è composta da 28 Paesi con sistemi diversi, culture diverse, tradizioni e lingue diverse. I documenti ufficiali dell’Unione vengono tradotti nelle 24 lingue ufficiali. paragonare USE a USA oltre che folle è anche completamente errato. Vi è stata una “europeizzazione” delle élite a partire da dirigenti di aziende, politici, università ma la maggioranza della popolazione dei diversi Paesi membri ha sempre rifiutato questo processo. 

One Size Fits All

Il processo d’integrazione ha avuto un altro denominatore comune ed è l’approccio “one size fits all” che si è rivelato completamente disfunzionale; guardiamo la politica monetaria della BCE o alle misure di bilancio. La “size”, quindi le regole, sono spesso quelle tedesche – tra l’altro in più occasioni non rispettate dalla Germania stessa – mentre noi subiamo, in silenzio totale, con affanno e subordinazione.

Paesi, economie, culture ed esigenze completamente diverse eppure la ricerca della Supernazione europea continua imperterrita. Se anche riusciranno a forza a imporre gli USE, la fine che ci aspetta è peggiore di quella fatta da Unione Sovietica e Yugoslavia.

Mercati e finanza

Sono giorni di fibrillazione sulle borse mondiali e soprattutto in Europa. I numeri del settore bancario europeo da inizio 2016 sono impietosi.

Dalla Grecia alla Germania (trascinata da Deutsche Bank) i ribassi sono stati notevoli. Si parte dal -60% delle banche greche fino ad arrivare al -35% delle banche tedesche passando per il -35% delle banche italiane. I CDS schizzano, lo spread ritorna e le autorità sono impotenti. Il caso greco è di nuovo alle porte, anche se nessuno ne parla, e questa volta sembra difficile che l’Eurozona sopravviva a una nuova crisi integra. La credibilità delle Autorità europee sono ai minimi. Ieri Praet, membro del consiglio direttivo della BCE, ha pronunciato un discorso surreale su BCE e il ruolo da prestatore d’ultima istanza.  Gli strumenti delineati al fine di evitare, come da trattato, l’intervento sul mercato primario sono indiretti e inefficaci. La rassicurazione di Praet insieme a quella di Draghi (sulle ricapitalizzazioni) non sono servite a cambiare trend ai mercati . A parer loro l’Unione Bancaria avrebbe dovuto rendere il sistema bancario europeo solido e resiliente. Anche qui è successo il contrario. L’Unione bancaria è nata zoppa e rischia già di crollare, i tedeschi bloccano e non permetteranno lo schema comune di garanzia depositi. I mercati attaccano le banche perchè si sono accorti che l’economia andrà sempre peggio e quindi il valore degli attivi delle banche europee non è reale. I numeri che vi sono rappresentati (valore del portafoglio crediti, ma soprattutto dei derivati) non è reale, perchè sono strumenti illiquidi e valutati da modelli fatti dalle banche stesse. Pensate che abbiano intenzione di rappresentare a bilancio il valore reale di queste attività, quando possono in maniera quasi libera mentire? Dentro questo sistema non c’è scampo. Come dicevo stamattina Renzi è arrivato al capolinea: ha messo troppa polvere sotto il tappeto e ha basato il DEF su numeri da scommessa al casinò. PIL e inflazione sono e continueranno ad essere più bassi delle previsioni e il premier si è accorto che i conti non tornano. Cerca di chiedere flessibilità all’UE per rallentare la sua caduta, ma Juncker e Eurogruppo ieri hanno chiuso la porta. E Renzi sarà costretto a fare manovra correttiva (patrimoniale) o a consegnare definitivamente il Paese alla troika. Se non si esce da questo progetto folle, il risultato sarà quello.