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La Federal Reserve di Minneapolis: Smantellare le Grandi Isitutzioni Finanziarie per Ridurre il Rischio Sistemico

L’altro ieri è passato sotto silenzio quanto detto da Neel Kashkari, il presidente della Federal Reserve di Minneapolis, a una conferenza della Brookings Institution riguardo al rischio sistemico rappresentato dalle grandi banche e alle possibili soluzioni.

Kashkari non è uno qualunque, ma uno che di “too-big-to-fail” e di rischi sistemici delle banche se ne intende. E’ un ingegnere aerospaziale, ma non ha mai progettato aerei: è stato prima banchiere per la Goldman Sachs, ma soprattutto si è trovato a lavorare per il dipartimento del Tesoro americano proprio durante la crisi dei mutui subprime nel 2008. E’ stato infatti il responsabile designato dal Tesoro del progetto TARP (Troubled Asset Relief Program), il bazooka governativo da $700 miliardi messo in campo per contrastare la crisi impazzante dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

Kashkari ha evidenziato il fatto che nonostante siano passati 8 anni dalla grande crisi, il sistema finanziario americano rappresenta ancora un enorme rischio sistemico; nulla è stato fatto per risolvere il problema delle banche troppo grandi per fallire e l’unica soluzione per risolvere una potenziale crisi del sistema bancario futura rimane ancora l’intervento massiccio del governo con i soldi del contribuente. Il rischio delle banche troppo grandi per fallire è ancora ben presente e bisogna agire subito se si vuole evitare un altro collasso incontrollato del sistema.

Kashkari ha anche annunciato che la Fed di Minneapolis ha iniziato un progetto della durata di un anno che porterà ad una proposta per risolvere il problema delle banche troppo grandi per fallire. I punti focali della futura proposta di Kashkari sono questi:

 

  • Spacchettare le “too-big-to-fail” in banche più piccole, meno interconnesse e meno importanti (esattamente il contrario di quello che sta facendo Renzi con il decreto popolari e BCC);
  • Trasformare le grandi banche in public utilities costringendole a detenere tanto di quel capitale regolamentare che di fatto esse non possono fallire;
  • Tassare in maniera massiccia le istituzioni finanziare che fanno ampio uso della leva finanziaria (come Deutsche Bank ad esempio) in modo da ridurre il rischio sistemico;

 

Tre punti semplici ma fondamentali nel riaprire il dibattitto sulla riforma e la regolamentazione delle banche troppo grandi per fallire, che sono tornate a fare esattamente quello che facevano prima del 2008. Kashkari pecca solo in una cosa: nel non dire esplicitamente che il pilastro di qualsiasi sostanziale riforma bancaria e di qualsiasi contrasto alle banche troppo grandi per fallire è la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento. Senza questo passaggio necessario il problema del “too-big-to-fail” non verrà mai risolto.

Una lezione per Renzi che, spinto dalla grande finanza, pensa che aggregando le banche si riduca il rischio sistemico. E’ semmai il contrario, perché creando dei mostri troppo grandi per fallire il rischio rappresentato da questi colossi aumenta e destabilizza l’intera economia di un Paese, ponendo a serio rischio il progresso e lo sviluppo economico, come accaduto nel 2008