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Fondazioni Politiche: I Soldi Nascosti dei Politici. Da Renzi ad Alfano, da Quagliariello a D’Alema

L’inchiesta di Paolo Biondani e Lorenzo Bagnoli de “L’Espresso”, oggi in edicola, apre una finestra inquietante sul mondo delle fondazioni politiche.

Le fondazioni sono sempre più i cervelli pulsanti dei partiti, si decidono programmi elettorali e azioni di governo ma soprattutto sono delle casseforti che accolgono i finanziamenti di società e personaggi senza nessuna trasparenza di bilancio.

In Italia ci sono 65 fondazioni legate a politici di tutte le bandiere che comprendono 557 politici nazionali, 170 imprenditori o manager, 554 docenti universitari.

In questa analisi a commento dell’inchiesta ci concentreremo sulle quattro fondazioni legate agli uomini più influenti nel nostro panorama politico quindi Renzi, Alfano, Quagliariello e D’Alema.

 

RENZI

La fondazione OPEN, una delle tante fondazioni in orbita renziana, è il vero punto di riferimento del premier. Nel consiglio direttivo siedono tutte persone che fanno parte del cerchio magico renziano. Si parte dal presidente-amico, Alberto Bianchi, attuale consigliere ENEL, per passare al braccio destro Marco Carrai arrivando ai due esponenti del governo, il ministro Maria Elena Boschi e il sottosegretario Luca Lotti.

Al patrimonio iniziale di 20mila euro si aggiungono gli oltre 2 milioni di euro di donazioni. E qui inizia l’oscuro.

Sul sito della fondazione sono indicate solo le persone fisiche che hanno autorizzato esplicitamente la pubblicazione dei dati. Sopra i 100mila euro conosciamo solo i nomi del finanziere Davide Serra (fondo speculativo Algebris) con 175mila, l’imprenditore dell’industria chimica Guido Ghisolfi  con 125mila (defunto nei primi del 2015) e la British American Tobacco con 100 mila. Nelle altre donazioni minori troviamo anche Antonio Campo Dell’Orto, il nuovo manager RAI.

Alcune donazioni sono schermate legalmente dall’utilizzo di società fiduciarie che non permettono di risalire ai veri interessati.

A conti fatti quasi 1 milione di euro di donazioni sono anonime senza nessun tipo di controllo.

 

ALFANO

La fondazione ALCIDE DE GASPERI che fa capo al ministro Alfano nasce nel 1982 sotto l’ala della Democrazia Cristiana. Morta formalmente la DC, la fondazione passa in mano a Giulio Andreotti seguito da Frattini e da Alfano.

Il tesoriere Lorenzo Malagola segue il ministro a NCD dopo la separazione con Forza Italia.

Per la fondazione di Alfano la trasparenza non esiste. Formalmente riconosciuta dallo Stato, conosciamo solo i primi 400 milioni di lire versati alla creazione da Micheli (primo tesoriere).

Non si possono conoscere i bilanci e le donazioni. Le uniche informazioni sono quelle del consiglio direttivo: troviamo Fouad Makhzoumi, l’uomo più ricco del Libano (Future Pipes Industries), Vito Bonsignore, ex eurodeputato dalle mille risorse condannato per tangenti che ha costruito un impero imprenditoriale, il banchiere Giovanni Bazoli e non poteva mancare l’ex presidente della Compagnia delle opere Raffaele Vignali. Insomma è facile da capire la direzione politica della fondazione top secret.

 

QUAGLIARELLO

La fondazione MAGNA CARTA nasce nel 2004 dal presidente Gaetano QuaglierielloGiuseppe Calderisi e il banchiere Giuseppe Morbidelli accompagnati da tre società: Assicurazioni Sai-Fondiaria di Fausto Rapisardacollegabile a Jonella Ligresti, la ERG petroli dei fratelli Garrone e la cooperativa Nuova Editoriale di Enrico Biagiotti legato a Denis Verdini.

Capitale iniziale apportato interamente dalle 3 società menzionate.

Viene subito nominato il senatore Marcello Pera presidente onorario e con la bancarotta dei Ligresti entrano in consiglio Gina Nieri, manager di Mediaset, Fabio Cerchiai (assicurazioni) e Gianmarco Moratti (Saras, petrolieri). Anche qua i bilanci non sono accessibili.

 

D’ALEMA

La fondazione ITALIANI EUROPEI nasce nel 1999 da un’associazione privata del 1998.

I fondatori sono Giuliano Amato, il costruttore romano Alfio Marchini, il presidente delle COOP, Ivano Barberini e il finanziere Leonello Clementi.

Il capitale iniziale è di un miliardo di lire (517 mila euro) versati da imprenditori e aziende: 600 milioni di lire da COOP rosse, 50 da multinazionali ABB e Ericsson, dalla Pirelli di Tronchetti Provera e dall’industriale Claudio Cavazza.

Italiani Europei deposita regolari bilanci ma non si sa chi sono la maggior parte dei finanziatori oltre quelli iniziali. Dal 2008 al 2013 sono quasi 2 milioni di euro di donazioni anonime. Vedendo i precedenti possiamo farci un’idea.

 

Intrecci di banchieri, costruttori, petrolieri che si appoggiano ai partiti di tutte due le parti per far valere i propri interessi. 

Guardando gli elenchi delle Fondazioni “Open” (RENZI)  e “Alcide De Gasperi” (ALFANO) si comprende chi governa realmente questo Paese e quali interessi curi.