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Entro Primavera le Balle di Renzi sul “Salva-Banche” Verranno Sbugiardate

Nicastro, ex top manager di Unicredit e ora nominato a capo delle 4 “Good banks” risultanti dal salvataggio di Banca Etruria, CaRiFerrara, CaRiChieti e Banca Marche, ha annunciato che l’UE preme perché le parti buone delle banche vengano vendute presto.

Nicastro assicura che la vendita avverrà entro la primavera del 2016, garantendo che anche questa volta l’Italia, preda del suo complesso di inferiorità e dell’essere totalmente subalterni all’UE e al suo azionista di maggioranza, la Germania, rispetterà i dictat provenienti da Bruxelles. E allora verranno alla luce le bugie del Governo e di Renzi per giustificare l’operazione criminale operata a dicembre ma che, come ricordato più volte sarà solo la punta dell’icberg: il bail-in avrà effetti devastanti sul sistema bancario italiano e quindi sui risparmiatori.

Veniamo a noi: Renzi aveva assicurato che il decreto “salva-banche” era l’unica strada possibile per salvare i posti di lavoro, i mutui in essere e i conti corrente dei risparmiatori. Così ha giustificato il furto di centinaia di milioni di euro dei risparmiatori. Ma vediamo cosa avverrà con la vendita delle quattro banche tra pochi mesi. La prima giustificazione cadrà immediatamente: i posti di lavoro. Le 4 banche infatti verranno acquistate da grandi gruppi finanziari (italiani o stranieri), il cui unico interesse non è quello di tutelare i posti di lavoro, ma di guadagnare il più possibile. Annunceranno piani di “razionalizzazione del personale”, piani di “razionalizzazione delle filiali” e piani di ristrutturazione: chiusura delle filiali e tagli al personale, con la benedizione dei sindacati nostrani e dei sostenitori del libero mercato. Risultato, i posti di lavoro non verranno protetti, ma spariranno per ingrassare le tasche degli avvoltoi che piomberanno sulle carcasse delle quattro banche. La seconda promessa è già saltata, perché è notizia dei giorni seguenti il decreto che le banche interessato hanno inviato lettere ai clienti esposti chiedendo il rientro dei fidi. La terza promessa di Renzi, la protezione dei conti corrente, non solo non verrà rispettata, ma in realtà non è mai esistita. Sulla carta infatti i depositi fino a €100.000 sono garantiti e non possono essere toccati dal “bail-in”, quindi, sulla carta ripeto, erano già protetti in qualsiasi caso, decreto “salva-banche” o meno. I privati che tengono più di €100.000 sul conto corrente sono pochi e sprovveduti, e le PMI che tengono per un tempo continuativo più di quella somma sui c/c operativi dovrebbero licenziare all’istante il tesoriere o il direttore finanziario. Inoltre i conti correnti all’interno dell’attuale sistema, come spiegato più volte, non sono affatto protetti e la garanzia del Fondo Interbancario Tutela Depositi (FITD) è solo sulla carta e vale poco o niente: senza la garanzia di una banca centrale prestatore di ultima istanza (in U.S.A. è la Banca Centrale che li garantisce fino a $250.000), i depositi non sono al sicuro. E la BCE, come sappiamo, per una dogmatica e assurda impostazione che non ha nessun fondamento scientifico, non funge da prestatore di ultima istanza.

Ecco la mia previsione di inizio anno su come andranno le cose nel caso specifico e su come le balle del Governo e di Renzi cadranno miseramente. L’ultima domanda a cui voglio cercare di dare risposta è la seguente: ma allora chi ci guadagna dal decreto “salva-banche”? L’avevo già anticipato e sul tema abbiamo già depositato parecchie interrogazioni sia alla BCE sia alla Commissione Europea. I primi a guadagnarci saranno gli Hedge Funds che operano nel mercato dei “non-performing loans” (NPL), i cosiddetti crediti deteriorati. Gli NPL delle quattro banche “salvate” sono andati a confluire in un’unica “Bad bank” e sono stati valutati €18 cent per ogni euro di valore nominale, cioè subendo una svalutazione dell’82%. Ora chi ha deciso questo valore così basso, visto che il sistema bancario italiano valuta in media gli NPL a bilancio €40 cent per ogni euro di valore nominale, cioè il 55% in più? I fondo avvoltoi di avventeranno (lo stanno già facendo in realtà) sulle sofferenze della “bad bank”, perché per loro i saldi sono iniziati in anticipo, e si stima potrebbero realizzare realisticamente un ritorno maggiore al 300% sul loro investimento; una bella opportunità devo dire, che Davide Serra, amico e finanziatore del Premier, col suo fondo Algebris (nel 2014 ha aperto un sotto-fondo dedicato proprio all’investimento in NPL) immagino non si farà scappare. Gli altri vincitori saranno le grandi banche che si papperanno la parte buona rimasta della quattro banche, cioè le “Good banks”, anche loro a prezzi stracciati: dopo aver imposto i costi della ristrutturazione sui creditori, i grandi gruppi si papperanno a saldo la parte buona, licenzieranno i dipendenti, elimineranno la concorrenza, faranno rientrare i fidi dei clienti “non profittevoli” e si terranno solo quelli remunerativi. Un bell’investimento garantito anche per loro. Preparatevi perché questo è solo l’aperitivo, sarà un 2016 scoppiettante.