MARCO ZANNI
Intervista a Sputnik su evoluzione negoziazioni Brexit

Recently leaked memos showing the UK government's lack of preparation for Brexit may be an EU attempt to weaken London's bargaining position in withdrawal negotiations, Marco Zanni, an Italian member of the European Parliament, told Sputnik on Thursday.

NEL 2014 L' UNIONE EUROPEA HA SPERPERATO PIU DI 6 MILIARDI

L'articolo di Business Insider, tradotto da Voci dall'estero, dimostra come parte dei fondi UE -per mancanza di controllo e di monitoraggio - si rivelano enormi sprechi di denaro tra frodi e inefficienze. 

The Euro Was Pointless

Il giornalista del Financial Times Matthew Klein spiega e dimostra come la moneta unica non solo non sia necessaria nel processo di integrazione e convergenza delle economie europee, ma addirittura è stata dannosa.

Enlargement and the euro are two big mistakes that ruined Europe

In questo suo nuovo articolo, il famoso editorialista del Financial Times Wolfgang Munchau spiega come la Moneta Unica Europea e l'allargamento dell'Unione Europea, soprattutto verso Est, siano stati due immensi errori che hanno portato l'Europa alla rovina. "La moneta unica è una trappola e l'allargamento dell'UE a Est ha costretto l'UE a distogliere lo sguardo dal problema", dice Munchau nel suo pezzo. Di fatto Munchau riprende alcune tesi del professore Giandomenico Majone, che attribuisce molte problematiche dell'Unione Europea al suo allargamento (a Est) e al fatto di comprendere ora 28 Paesi. E' altresì interessante come il giornalista riprenda una visione di evoluzione dell'Unione Europea che io ho già anticipato in due recenti pezzi sul mio sito. Munchau infatti, nonostante i grossi problemi evidenziati, non vede un imminente crollo dell'Eurozona o dell'Unione Europea, ma una graduale trasformazione ed "erosione" attraverso deroghe e "opt-out", invocazione di "circostanze straordinarie" e veri e propri infrangimenti delle regole UE. Cita come esempi lampanti il mancato rispetto delle regole fiscali, la decisione di sospendere Schengen e di chiudere le frontiere e infine la sparata di juncker su esclusione di gran parte del sistema bancario tedesco (pubblico) da un potenziale fondo di assicurazione dei depositi europeo.

Resurrecting Glass-Steagall

In questo articolo Simon Johnson, ex economista del Fondo Monetario Internazionale, professore al MIT di Boston, Senior Fellow al Peterson Institute for International Economics, co-fondatore del popolare blog di economia "The Baseline Scenario" e co-autore del libro "Withe House Burning: the founding fathers, our national debt and why it matters to you", smonta uno per uno gli argomenti contro l'introduzione di un moderno Glass-Steagall Act e spiega come sia falso affermare che una riforma di questo tipo non avrebbe arginato la crisi finanziaria del 2008. Le sue conclusioni dimostrano come il sistema bancario americano non sia messo molto meglio di quanto non fosse allo scoppio della crisi e di come sia necessaria una più stringente regolamentazione finanziaria che passi per forza da una moderna riforma bancaria sulla base del principio del Glass-Steagall Act. 

La farsa del Libero Commercio Transpacifico di Joseph Stiglitz e Adam Hersh

La farsa del libero commercio transpacifico di Joseph Stiglitz e Adam Hersh

 

ATLANTA - 5 Ottobre 2015 

Il TPP (Trans-Pacific Partnership) è stato siglato. Coinvolto il 40% del PIL mondiale.  Partecipanti: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam.

L'analisi sottostante di Joseph Stiglitz e Adam Hersh pubblicata su Project Syndicate mostra chiaramente come non si tratti di un accordo di "libero scambio" ma di un accordo scritto e cucito su misura delle Multinazionali a discapito dei cittadini. 

Queste disposizioni, infatti, rendono difficile per i governi nazionali svolgere le loro funzioni base come proteggere la salute e la sicurezza dei propri cittadini, garantire la stabilità economica e salvaguardare l'ambiente.

La posta in gioco è alta, è il momento di stoppare l'attacco del neo-liberismo ai principi fondanti dei Paesi democratici. La prossima volta tocca a noi: il TTIP è in arrivo.

Quantitative Easing for People

Come al solito diciamo "ve l'avevamo detto". Sull'autorevole Financial Times in questi giorni uno dei gestori di Hedge Funds europei più di successo, Paul Marshall, che con la sua Marshall Wace gestisce asset finanziari per €22 miliardi, ha ribadito quello che noi diciamo da tempo e che abbiamo detto anche al presidente BCE Mario Draghi poco prima che lanciasse il famoso Quantitative Easing (http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamentoeuropeo/2015/01/-i-timori-in-merito.html). La droga monetaria delle banche centrali non funziona e non fa ripartire economia reale, consumi e inflazione. L'enorme massa di liquidità rimane nel sistema finanziario, che la usa per le più disparate speculazioni. I ricchi diventeranno ancora più ricchi, questo sarà l'unico risultato della droga monetaria. E avevamo proposto il nostro  "Quantitative Easing for People", il QE per le persone. Invece che affidarsi ai mercati finanziari come canale di trasmissione dello stimolo monetario, la BCE dovrebbe accreditare direttamente sui c/c dei cittadini una certa somma. Non è una follia, recentemente è stato proposto da un professore di Oxford e la Federal Reserve nel 2001 aveva fatto una cosa simile. Oggi lo dice dalle colonne del Financial Times anche Paul Marshall. Forse è ora che Draghi e in generale i banchieri centrali prendano seriamente in considerazione questa proposta. Noi ve l'avevamo detto, e continueremo a dirvelo.

L'Euro è un disastro anche per quei Paesi che rispettano le regole

Sempre più Media autorevoli si stanno rendendo conto di quale sia davvero il problema dell'Eurozona: l'Euro stesso.

In questo splendido articolo del Washington Post si raffrontano due Paesi "insospettabili" e tra quelli considerati più "virtuosi" nell'Eurozona ma che stanno vivendo una crisi silenziosa ma implacabile e un Paese che è andato in default nel 2008 ma che grazie alla non appartenenza all'Eurozona e alla possibilità di svalutare la sua moneta, ha registrato performance di crescita migliori.

Particolarmente significativi questi passi dell'articolo:

- "L'euro potrebbe essere peggio della bancarotta. Questo è sicuramente valido per Olanda e FInlandia, che dal 2007 al 2014 sono cresciuti meno dell'Islanda. Islanda che nel 2008 è andata in bancarotta"

- "In altre parole Olanda e Finlandia hanno rispettato le regole dell'Eurozona e fatto tutti i compiti a casa (austerità), ma il risultato è stato una catastrofe. Questo perchè l'euro stesso è una catastrofe".

Ma il pezzo più bello è sicuramente questo, che lascero in lingua originale per apprezzarlo meglio:

"The euro, though, does the opposite. Countries can't devalue their currencies or cut interest rates or even spend more when they get into trouble, and so they stay in trouble. All they can do is cut wages, cut spending, and then cut wages some more as penance for whatever economic transgression they may not have committed. the euro straitjacket, in other words, turns ordinary problems into extraordinary ones (Finland) and extraordinary problems into historic ones (Greece). And that can happen whether or not you follow the rules"

Gli Euroinomani del "ci vuole più Europa"

Diego Fusaro per "Il Fatto Quotidiano"

9 Luglio 2015

 

"E poi vi sono gli ‘euroinomani’. Sono coloro i quali non riescono a vivere senza l’euro, l’Unione Europea e la Banca Centrale. Nell’odierno scenario di genocidio finanziario e di usurocrazia bancaria, gli euroinomani continuano a ripetere il mantra del ‘ci vuole più Europa’, che è l’analogo del ‘ne voglio ancora’ tipico dei tossicodipendenti. Se il male è – difficile negarlo – l’Europa dell’euro e delle banche (cioè l’unica Europa oggi esistente!), dire ‘ci vuole più Europa’ è, in effetti, l’equivalente del dire, di fronte alle tragedie del tossico, ‘ci vuole più droga’.

La definizione di ‘euroinomani‘ la devo a un amico vero, il coraggioso giornalista Alessandro Montanari. Discutere con gli euroinomani è impossibile: non tanto in nome dell’adagio scolastico per cui ‘contra negantem principia non est disputandum’, quanto piuttosto per il fatto che, in ragione della loro assuefazione, essi non riescono a concepire un mondo senza l’euro e senza la Banca Centrale. Ne segue un paradosso evidente, che è sotto gli occhi di tutti: le tragedie annunciate dagli euroinomani come inevitabiliqualora si uscisse dall’euro (miseria, impoverimento, conflitti, violenza, ecc.), si stanno tutte puntualmente realizzando permanendo nel sistema eurocratico. La Grecia ne è un esempio, un tragicissimo esempio.

Così com’è, l’Europa esiste unicamente come asservimento dei popoli e come dittatura della finanza: e questo nel quadro di un perverso sistema in cui a decidere non sono parlamenti e popoli sovrani, ma banchieri e finanza, in una oscena oligarchia che non pensa ma solo calcola, ai danni del pianeta e dei popoli. Il sogno di Kant è sostituito dall’incubo dell’eurocrazia: pensare di pervenire al primo senza uscire dal secondo è un errore clamoroso, purtroppo largamente egemonico nell’odierno panorama culturale e politico. Per imporre la schiavitù, il sistema moderno – scriveva il poeta Ezra Pound – utilizza il debito: il debitore finisce per essere asservito al creditore, secondo un nesso di schiavitù puramente economico-finanziario. L’usura ‘offende divina bontade’, scrive Dante nella Commedia (“Inferno”, XI, vv. 95-96). E la Grecia si sta ribellando contro l’usura del capitale finanziario.
Contro l’usura furono Dante e Aristotele, Tommaso e Marx, Platone e Pound. E noi dovremmo accettare l’usura perché ‘ce lo chiede l’Europa’ e lo vuole la signora Merkel?

Per tornare alla metaforica della droga e degli euroinomani, si tratta di eliminare la droga (non di intensificare le dosi col “ci vuole più Europa”!), nel nostro caso di uscire dal folle progetto eurocratico, tornare alla sovranità nazionale democratica (la Grecia di Tsipras ci sta arrivando?) e, da lì, perseguire forme di comunità alternative, sempre basate sul riconoscimento tra liberi e uguali. La vera Europa realizzata sarebbe quella in cui la Grecia e la Germania stessero tra loro come soggetti liberi e uguali e non, come oggi avviene, come un servo (la Grecia) e un signore (la Germania), secondo una asimmetria fondata su nessi economici.

La vera Europa – di cui l’odierna è la perversa negazione – èun’Europa plurale, di popoli liberi e sovrani, con le loro lingue e le loro tradizioni, in cui a decidere sia il popolo e non l’economia, gli uomini in carne e ossa e non le entità ‘sensibilmente sovrasensibili’ – avrebbe detto Marx – del mercato e della finanza.

L’euro, del resto, non è stato un ‘errore': è stato il compimento di un esiziale processo di spoliticizzazione dell’economia avviatosi nel 1989. Come ho cercato di spiegare nel mio ‘Il futuro è nostro’ (Bompiani, 2014), l’euro e l’Unione Europea sono, infatti, il compimento di un ‘capitalismo assoluto’, in cui sovrani sono solo il mercato e quelle realtà ‘piene di capricci teologici’ (Marx) come la Banca Centrale, che nessuno ha democraticamente eletto e che, non di meno, decidono della vita dei popoli.

Per questo, la lotta contro il capitale e in difesa del lavoro e dei popoli deve essere oggi, anzitutto, lotta contro l’euro e la dittatura finanziaria pudicamente chiamata “Unione Europea”. Tramite il colpo di Stato eurocratico, si è instaurato un vero e proprio cesarismo finanziario, in forza del quale si sono trasferiti i poteri dei governi democratici a istanze prive di rappresentatività, non soggette ad alcun controllo da parte del popolo. Si è instaurata la sovranità assoluta dei mercati finanziari e si è prodotta un’autentica deriva oligarchica della democrazia. È ora di disintossicarsi, prima che arrivi inesorabilmente l’“overdose”.

 

Quegli Squilibri Nascosti dell'Eurozona

Gli squilibri della bilancia dei pagamenti dei diversi Stati dell’Eurozona sono quantificati attraverso i saldi del sistema europeo dei pagamenti. Fino al 2007, erano ovunque praticamente a zero. Con la crisi, sono nettamente peggiorati nei paesi periferici. La Grecia e la corsa agli sportelli.

20 Aprile 2015 - Marcello Esposito per Lavoce.info
 

Cos’è il Target2

Nell’Eurozona il debito di un paese nei confronti degli altri partner non si misura solo in base ai titoli di Stato comprati dalla Banca centrale europea o ai prestiti ottenuti nell’ambito di un programma di assistenza finanziaria. Esiste anche il finanziamento dello squilibrio della bilancia dei pagamenti, che può essere quantificato attraverso i saldi del sistema europeo dei pagamenti, Target2.
Un deficit delle partite correnti determina un deflusso di euro dal paese importatore verso quello esportatore. Il deficit può essere finanziato da un movimento di capitale in senso inverso, se contemporaneamente le banche del paese esportatore prestano, attraverso il sistema interbancario, le somme ricevute alle banche del paese importatore; oppure se gli investitori del paese esportatore comprano asset finanziari emessi da soggetti del paese importatore (ad esempio, titoli di Stato).
Se il movimento di capitale non origina dal settore privato, si crea uno squilibrio della bilancia dei pagamenti che nel sistema europeo viene compensato dalle rispettive banche centrali, regolando le proprie partite sul bilancio della Bce. I paesi in deficit generano un saldo negativo in Target2, sono quindi in debito rispetto all’Eurosistema. I paesi in surplus sono caratterizzati da un saldo positivo e quindi sono a credito. Da notare che in un sistema finanziario caratterizzato dalle monete nazionali, quello che succederebbe è un deflusso di riserve valutarie che se sostenuto troppo a lungo alla fine genererebbe una svalutazione del cambio sufficiente a riequilibrare la bilancia dei pagamenti.

Prima e dopo la crisi

Fino al 2007, i saldi erano (quasi) a zero per tutti i paesi dell’Eurozona. È vero che c’erano paesi, come la Spagna o la Grecia, che avevano un deficit di partite correnti elevato, ma i mercati dei capitali non avevano il minimo dubbio sulla tenuta dell’euro e quindi li finanziavano volentieri. Quando nel 2007 è scoppiata la crisi finanziaria, i dubbi sulla tenuta dell’euro hanno portato alla frammentazione su base nazionale dei mercati interbancari, a una inversione dei flussi di capitale e il risultato è stato quello di una esplosione dei saldi Target2. Il meccanismo è stato studiato a fondo da Hans Werner Sinn dell’istituto di ricerca tedesco Ifo Institute.
Secondo la ricostruzione dei saldi Target2 effettuata dall’Ifo Institute, i crediti della Germania verso l’Eurosistema (cioè l’insieme delle banche centrali dell’Eurozona e la Bce) sono passati da quasi zero prima del 2007 a un massimo di 751 miliardi nel mese di agosto 2012; a febbraio 2015 i crediti si erano ridotti a 513 miliardi. L’Italia è passata da saldi leggermente positivi – e comunque simili a quelli della Germania – a saldi ampiamente negativi quando è iniziata la crisi del debito sovrano. Il picco negativo è stato toccato nell’estate del 2012 con -289 miliardi di euro.
Il fatto che i saldi italiani, a differenza di quelli spagnoli, non siano diventati negativi già nel 2008 testimonia che la crisi della bilancia dei pagamenti italiana è da attribuire quasi esclusivamente ai movimenti di capitale. Mentre per la Spagna il problema è stato anche quello di un drammatico deficit delle partite correnti.

Esposito graphIl caso della Grecia

Anche per la Grecia si osserva un andamento molto simile a quello degli altri paesi periferici: da un saldo quasi nullo prima della crisi si raggiunge un picco durante l’estate del 2012 (-108 miliardi) e poi inizia un sentiero discendente che però si interrompe negli ultimissimi tempi.
In soli due mesi, gennaio e febbraio del 2015, il saldo negativo Target2 della Grecia è quasi raddoppiato, arrivando a -91 miliardi. L’aumento della posizione debitoria greca in Target2 è strettamente legato alla corsa agli sportelli: nel periodo dicembre 2014-febbraio 2015 il settore privato ha ritirato dai conti correnti delle banche greche circa 24,6 miliardi di euro.
Poiché i titoli di Stato greci non sono più ammessi come collaterale dalla Bce, il sistema bancario ha dovuto coprire la fuga dai depositi attraverso la procedura di emergenza Ela (emergency liquidity assistance), in base alla quale le banche greche possono prendere a prestito direttamente dalla propria banca centrale fino a 73,2 miliardi di euro.
Per un risparmiatore greco è assolutamente razionale trasferire i propri risparmi all’estero o ritirare il più possibile contante dai bancomat e tesaurizzarlo. Ne deriva che la procedura Ela, aiutando a mantenere solvibili le banche greche, di fatto rende possibile la fuga di capitali dalla Grecia e incrementa la posizione passiva del paese in Target2. Quale soluzione? Se i negoziati tra Grecia e Europa dovrebbero protrarsi per molti mesi ancora, forse bisognerebbe ricorrere a misure di controllo dei capitali, come ha d’altro canto recentemente sostenuto il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem.