MARCO ZANNI
Le conseguenze di arbitraggi e asimmetrie regolamentari sull'approccio al rischio delle banche europee [studio Centro Europa Ricerche-CER]

 

La regolamentazione finanziaria internazionale si è dimostrata negli anni successivi alla crisi del 2007/08 non adatta ad una gestione ordinata delle situazioni di difficoltà , dopo aver evidentemente fallito nella prevenzione contro l’eccessiva assunzione di rischi. In questo quadro i paesi dell’Area euro hanno incontrato difficoltà  peculiari data l’assenza di un tessuto regolamentare omogeneo e coordinato. 

Gli interventi attuati dal policy maker europeo e internazionale, vista anche l’urgenza legata al bisogno di dare risposte che tranquillizzassero i mercati finanziari, non sono stati in molti casi efficaci ed efficienti. 

In particolare, le diverse modalità  di implementazione a livello di singolo paese europeo, anche alla luce delle differenze in termini di modello di business bancario, hanno determinato l’emergere di nuovi arbitraggi regolamentari e di asimmetrie di trattamento dei rischi bancari. 

In taluni casi, le modifiche regolamentari attuate nel periodo post-crisi potrebbero essere alla base di futuri problemi per la stabilità  finanziaria europea e internazionale. 

Date queste premesse, questo studio è funzionale all’individuazione dei principali rischi connessi con l’attuale impianto regolamentare che il Parlamento Europeo dovrebbe considerare al fine di porre in atto degli adeguati rimedi. 

Nello specifico, nel primo capitolo sono state considerate le asimmetrie regolamentari derivanti dai requisiti minimi di capitale, con specifico riguardo a quelle derivanti dalla recente riforma di Basilea III (cosiddetta Basilea IV) relativamente alla ponderazione per il rischio e ai modelli IRB. Sono state inoltre analizzate le eccezioni nazionali previste dal regolamento (UE) 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (CRR) e dalla direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (CRD IV), valutando anche gli effetti degli Institutional Protection Schemes (IPS) particolarmente diffusi in Germania e Austria.

Al capitolo 2 sono state considerate le asimmetrie connesse all’impianto regolamentare nel suo complesso e alle prassi di vigilanza. Nello specifico, sono state descritte le caratteristiche e la diffusione delle norme discrezionali su base nazionale presenti in Europa. Inoltre, è stata analizzata la rischiosità  delle banche europee in base al modello di business adottato, confrontando in particolare il modello di business rivolto alla finanza rispetto a quello fondato sull’attività  creditizia. Infine, sono stati valutati gli impatti sulle banche italiane dell’implementazione del cosiddetto addendum della BCE in tema di crediti non performanti. 


La sostenibilità dell'Eurozona: l'impatto sulla produttività del disallineamento del tasso di cambio e dell'errata allocazione dei fattori produttivi [studio di Alberto Bagnai]

Da circa venti anni l’economia italiana soffre di un declino lento e apparentemente inesorabile, che si traduce in primo luogo in un arresto della produttività, comunque misurata (come produttività del lavoro, o come produttività totale dei fattori). Un fenomeno simile si osserva nell’altra grande economia “periferica” dell’Eurozona, quella spagnola, e si manifesta dopo la prima metà degli anni ’90, in concomitanza con l’adozione dell’euro da parte dell’Italia, e, più precisamente, con il rientro dell’Italia nello SME, avvenuto nel 1997 a una parità vicina a quella che poi sarebbe stata la parità irrevocabile con l’euro (1936,27). L’arresto della produttività è stato accompagnato anche da un calo della produzione industriale, delle esportazioni, e della crescita economica. La letteratura scientifica si è interrogata sul declino italiano, ma le spiegazioni fornite finora dall’economia cosiddetta mainstream non sono particolarmente convincenti e si contraddicono spesso fra loro.

Ricerche recenti puntano invece il dito su tre fattori strutturali, tutti riconducibili all’ingresso dell’Italia nell’Unione Economica e Monetaria:

 

1) Le distorsioni sui mercati finanziari: i bassi tassi di interesse determinati dall’ingresso nell’euro, propagandati come un beneficio assoluto, in termini economici vanno correttamente visti come una distorsione verso il basso del prezzo del capitale. Come in ogni mercato, quando una risorsa viene prezzata sotto il valore di equilibrio, si tenderà a farne un uso meno produttivo. Studi recenti sostengono che il calo della produttività sia dovuto ad errata allocazione del capitale determinata da una caduta troppo drastica dei tassi di interesse.

 

2) Le riforme del mercato del lavoro: queste riforme, rese necessarie dall’esigenza di flessibilizzare il mercato del lavoro, e in particolare di rendere flessibili verso il basso i salari, per compensare la rigidità del cambio, sono oggi viste come distorsive e nocive per la produttività per diversi motivi. Il primo è che abbassando il costo del fattore lavoro, avrebbero spinto le imprese ad adottare tecniche ad alta intensità di lavoro, meno produttive di tecniche ad alta intensità di capitale.

 

3) Le distorsioni sui mercati valutari: l’adozione dell’euro, determinando la totale rigidità del cambio nominale, ha lasciato che si accumulassero tensioni sui mercati valutari, manifestatesi come un apprezzamento del cambio reale dei paesi deboli, e un corrispettivo deprezzamento di quello dei paesi forti. La letteratura economica dimostra che un cambio sopravvalutato deprime la crescita mentre uno sottovalutato la stimola.

 

A differenza delle spiegazioni tradizionali, le spiegazioni più recenti sono compatibili con il fatto stilizzato più macroscopico, ovvero con il fatto che la produttività si arresta in concomitanza con l’entrata dell’Italia nell’euro, che è stata accompagnata da:

1) Calo dei tassi di interesse (e quindi distorsione del mercato finanziario).

2) Riforme del mercato del lavoro (e quindi distorsione del mercato del lavoro).

3) Rigidità del cambio (e quindi distorsioni nei flussi commerciali).

 

A fronte di questa situazione, il Gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà ha commissionato al Prof. Alberto Bagnai un progetto di ricerca che si propone di valutare con un’estesa e accurata analisi empirica le spiegazioni recenti della divergenza fra gli andamenti della produttività al Nord e al Sud dell’Europa, che la riconducono all’introduzione dell’euro, confrontandole con quelle che individuano la stasi della produttività italiana esclusivamente in fattori d’offerta (dimensione delle imprese, pattern di specializzazione, accesso alle tecnologie digitali, ecc.).

 

Qui la copia della ricerca (in inglese):


PER UNA REGOLAMENTAZIONE FINANZIARIA EFFICACE ED EFFICIENTE: CRITERI, PROBLEMI E PROPOSTE

Pubblico in anteprima un lavoro di analisi svolto in collaborazione con il CER di Vladimiro Giacché sullo stato della regolamentazione europea in tema di banche e finanza. La vigilanza unica, i modelli interni di ratring, l'approccio "RWA" e altri argomenti complessi spiegati e svelati in maniera semplice nei loro aspetti più controversi e dannosi per il nostro sistema socio-economico. E in fondo una ciliegina, una bozza proposta di riforma per rendere il sistema più equo e solido con la finanza e le banche al servizio dello Stato e dei cittadini per una prosperità di lungo termine. Questo è solo un assaggio, nelle prossime settimane altri dettagli per eventi e convegni per declinare il temae aprire un dibattito profondo sulla salute del nostro sistema finanziario.


Anche la Corte dei Conti Europea boccia la Troika e i Programmi di "Aiuto" alla Grecia

"L’assistenza tecnica volta ad aiutare paesi in crisi quali la Grecia dovrebbe essere incentrata su riforme sostenibili e sul sostegno alla continuità operativa mediante il rafforzamento delle amministrazioni nazionali. Nella propria relazione sulla Task force per la Grecia (creata nel 2011 dalla Commissione europea), la Corte raccomanda che l’istituzione di organismi di questo tipo, in futuro, sia basata su una strategia con obiettivi ben definiti; al contempo, l’assistenza tecnica dovrebbe esser classificata in ordine di priorità e mirata.

La Task force si è concentrata sulla riforma della pubblica amministrazione, sulle modifiche migliorative al sistema fiscale e su un ritorno alla crescita mediante il miglioramento del contesto imprenditoriale. Gli auditor della Corte hanno verificato se la Task force abbia assolto al suo mandato e se l’assistenza prestata abbia contribuito in modo efficace alle riforme. Sono stati raccolti elementi probatori presso la Commissione, i prestatori dei servizi, i dipartimenti dell’amministrazione greca e altri attori.

Sebbene la Task force si sia rivelata essere un meccanismo valido per la prestazione di complessa assistenza tecnica, vi sono state carenze nella concezione di alcuni progetti e risultati disomogenei in termini di influenza sul progredire delle riforme,” afferma Baudilio Tomé Muguruza, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

 

È possibile consultare il comunicato stampa e il testo integrale della relazione in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Per cambiare versione linguistica, cliccare qui."

 


Common rules on securitisation and creating a European framework for simple, transparent and standardised securitisation - 2015/0226(COD)

Importante regolamento che stabilirà nuove regole comuni nell'Unione Europea per quanto riguarda i prodotti finanziari cartolarizzati (Securitization) e darà le basi, secondo la Commissione Europea, per la creazione di un framework europeo per avere strumenti finanziari cartolarizzati sempplici, trasparenti e standardizzati (STS Securitization).

Commissione parlamentare competente: ECON - Affari Economici e Monetari

Direzione Generale Commissione Europea Competente: Internal Market

Commissario competente: Jonathan Hill 

Tipo di procedura legislativa: Procedura legislativa ordinaria (Co-decisione) tramite regolamento

Tutte le altre info necessarie a questo link:

 

http://www.europarl.europa.eu/oeil/popups/ficheprocedure.do?reference=2015/0226(COD)&l=EN#keyEvents