MARCO ZANNI
DEUTSCHE BANK - LA BCE SI RIFIUTA DI RISPONDERE

Ho presentato un'interrogazione alla BCE chiedendo quali effetti avrebbe una crisi di Deutsche Bank sul sistema finanziario europeo. 

DB è in forte difficoltà e in continua perdita; l'esposizione nominale su prodotti derivati è superiore ai 53.000 miliardi di euro. Addirittura la Federal Reserve, nel Marzo 2015, aveva bocciato DB negli stress test identificando significative deficienze nella capacità di identificare rischi e imporre controlli interni

La risposta della BCE, per mano di Daniele Nouy, capo del Single Supervisory Mechanism, è imbarazzante e sconcertante: 

"La situazione di un singolo ente non può essere commentata".

Nessuna trasparenza, nessuna informazione, nessun diritto nemmeno per un parlamentare, a cui questi signori dovrebbero rispondere. 

Continuiamo a essere seduti su una bomba ad orologeria pregando che non scoppi. E la BCE, che ancora una volta si dimostra essere istituzione tecnocratica auto-referenziale al riparo da qualsivoglia controllo democratico, si rifiuta di rispondere.


SCANDALO EURIBOR - la Commissione pubblichi la sentenza

Il 4 dicembre 2013 la Commissione Europea, con l’allora Commissario alla concorrenza Joaquìn Almunia, ha multato per 1,7 miliardi di euro quattro banche per aver manipolato il tasso Euribor -per un periodo accertato dal 2005 al 2008 - tramite un accordo di cartello.

La manipolazione del tasso Euribor ha colpito milioni di cittadini europei in possesso di prodotti finanziari (dai derivati ai mutui casa) legati all'andamento dei tassi, per un ammontare di oltre 400mila miliardi di Euro. 

La sentenza, AT/39914, è secretata dalla Commissione Europea da più di due anni, risultando quindi inaccessibile sia al pubblico che ai tribunali civili impedendo il rimborso ai cittadini truffati.

Noi, dopo 2 anni, iniziamo ad avere il dubbio che la Commissione non pubblichi la sentenza per proteggere gli istituti finanziari da numerose cause e richieste di risarcimento.

 


Gli squilibri macro causati dall'Euro: imbarazzante risposta della Commissione UE e del Socialista Moscovici

Da quando siamo entrati al Parlamento Europeo nel luglio 2014 abbiamo iniziato una battaglia contro la Commissione europea per portare alla luce gli squilibri macro causati dall'euro e dalle politiche mercantilistiche della Germania, che stanno affossando le nazioni europee.

La risposta della Commissione alla nostra ennesima interrogazione sul Surplus tedesco ha dell'incredibile e dello sconcertante. 

La Germania supera la soglia del 6% per quanto riguarda il surplus delle partite correnti dal 2007.

Dopo anni di violazione, la Commissione Europea non ha ancora avviato una procedura correttiva come previsto dal regolamento 1176/2011 sulla Procedura per gli Squilibri Macroeconomici.  Anni di indifferenza, che sottolineano ancora una volta il metodo "due pesi, due misure" nell'Unione Europea. Quando un Paese europeo in difficoltà sfora il 3% di deficit/PIL, iniziano i richiami e le minacce per rientrare, quando invece la Germania sfora il 6% di surplus la Commissione fa finta di niente.

E la spiegazione è ancora più paradossale. 

"Dal punto di vista economico non esiste una relazione netta tra la mera entità dell’avanzo e le sue implicazioni per l’economia. Un ingente avanzo delle partite correnti implica per il paese che lo registra rischi di sostenibilità minori di quelli determinati dal disavanzo e può essere indice di una domanda aggregata insufficiente"

Avete capito? 

Per la Commissione non esiste una relazione netta tra il surplus e le implicazioni negative sugli altri paesi dell' Eurozona. In pratica se sei in surplus non hai problemi di sostenibilità di bilancio e quindi non danneggi gli altri Paesi al contrario di un deficit. Uniche raccomandazioni è aumentare la domanda aggregata tedesca, raccomandazione puntualmente respinta al mittente dal capo dell'UE: Angela Merkel.

Questa tra l'altro è la risposta del socialista Pierre Moscovici, ex ministro delle finanze francese e attuale commissario agli Affari Economici. Altra dimostrazione di come la sinistra europea si stia suicidando e non capisca i propri errori, dando la colpa della vittoria del Front National all'immigrazione e al terrorismo.

 


LA BCE PIZZICATA CI HA DATO RAGIONE: ECCO IL QUIET PERIOD

 

Il Financial Times ha pubblicato le agende dei sei membri del comitato esecutivo, tra agosto 2014 e agosto 2015, nelle quali emergevano numerosi incontri con UBS, BlackRock e BnpParibas durante o alla vigilia delle riunioni della BCE. Incontri privati che ci sono sembrati inaccettabili per un'istituzione che dovrebbe garantire la massima imparzialità nell'evitare le distorsioni del mercato.

Così abbiamo chiesto alla BCE:

"1–  se ritiene che tali incontri privati, svolti proprio a ridosso di importanti riunioni, possano minare l'immagine dell'istituzione, nonche alimentare sospetti su pericolosi conflitti di interesse;
2–  se intende apportare delle modifiche alle regole di comunicazione, ad esempio imponendo un periodo di tre giorni di silenzio prima di una decisione di politica monetaria, sulla falsariga di quanto adottato dalla Banca di Inghilterra." 

 

La risposta della BCE, evidentemente pizzicata, ci ha sorpreso. Infatti - oltre a darci ragione - ci ha comunicato in anteprima la decisione dell'introduzione di "quiet period" come segue:

"Abbiamo pertanto deciso di integrare tali principi precisando che i membri del Comitato esecutivo si asterranno da incontri e colloqui con esponenti dei mezzi di informazione, operatori di mercato o altri portatori di interessi esterni in merito a temi di politica monetaria durante il “quiet period”, ossia nei sette giorni che precedono le riunioni di politica monetaria "

Abbiamo interrogato la BCE sul disastro della Popolare di Vicenza: ecco la loro vergognosa risposta

Un mese fa ho presentato insieme al collega Marco Valli un’interrogazione scritta alla BCE chiedendo spiegazioni riguardo il disastro della Banca Popolare di Vicenza, istituto bancario che è sotto la vigilanza diretta della BCE dal 4 Novembre 2014.

Abbiamo chiesto come sia possibile che la BpVi abbia passato gli stress test dell’Ottobre 2014 condotti dalla stessa BCE e dopo un anno ci si prepari ad un nuovo aumento di capitale da €1,5 miliardi dopo aver registrato perdite superiori al miliardo di euro.

Di chi è la responsabilità? E dov’è stata Banca d’Italia, di cui l’attuale presidente della BCE è stato governatore fino al 2011, prima della vigilanza diretta della BCE?

A questo link trovate le domande che abbiamo posto al presidente del Single Supervisory Mechanism (organismo della BCE che supervisiona le banche sistemiche, tra cui anche la BpVi) Danièle Nouy:

http://www.europarl.europa.eu/RegData/commissions/econ/questions/ECON_QZ(2015)569701_IT.pdf

La risposta arriva direttamente da lei dimostrando una totale opacità sulle responsabilità, sui responsabili e sul ruolo di vigilanza. Gli azionisti beffati non hanno il diritto di sapere cosa sta succedendo? Tutto rimane sotto segreto, nessun commento su Banca d’Italia e nessun commento su Zonin, presidente di BpVi e principale responsabile che resiste ancora alla guida della Banca. Agli azionisti e correntisti truffati (i poveretti, non i nomi famosi come Renzo Rosso e altri che hanno potuto scaricare le azioni prima delle rettifiche di valore) non resta che aspettare la magistratura.

Leggete e inorridite davanti alla risposta della BCE che troverete nel pdf allegato da scaricare o in alternativa a questo link:

https://www.bankingsupervision.europa.eu/ecb/pub/pdf/151110letter_nouyit.pdf

Cito la parte più abominevole, che dimostra ancora una volta quanto sia “democratico” l’euro:

vorrei precisare che la BCE non rilascia dichiarazioni in merito ad attribuzioni specifiche delle singole autorità nazionali competenti, in particolare riguardo ad azioni intraprese anteriormente all’entrata in funzione del Meccanismo di vigilanza unico (MVU). Desidero altresì rilevare che, come stabilito anche nell’Accordo interistituzionale, qualsiasi obbligo di comunicazione nei confronti del Parlamento europeo è vincolato al pertinente segreto professionale. In generale, la situazione degli enti creditizi vigilati dalla BCE e le misure di vigilanza adottate in relazione ad essi non possono quindi essere commentate”

Detto schiettamente: gli azionisti truffati non hanno diritto di conoscere la verità. La BCE dimostra ancora una volta di essere organismo tecnocratico autoreferenziale e antidemocratico dannoso per i cittadini e per il sistema finanziario.