MARCO ZANNI

Oggi al Parlamento europeo, al di fuori dall’attenzione dei media tradizionali e dei cittadini, si decide e si esplicita il futuro assetto istituzionale dell’Unione Europea e soprattutto dell’eurozona. Si discutono infatti tre relazioni di iniziativa che hanno un’importanza politica non indifferente, perché stabiliscono di fatto le linee guida del futuro del progetto Unione Europea - Eurozona. Nessun valore legislativo, sono INI report, report d’iniziativa del parlamento europeo che dovrebbero indirizzare proposte future della Commissione Europea; però, per i temi trattati e il periodo travagliato che vive il progetto UE, hanno una fortissima valenza di indirizzo politico e forniscono una buona proxy di quello che vogliono fare i sostenitori di questo progetto criminale per portarlo il più avanti possibile.

Il primo report si intitola “Relazione sulle evoluzioni e gli adeguamenti possibili dell’attuale struttura istituzionale dell’UE” (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&reference=A8-2016-0390&language=IT) e il relatore principale, tenetevi forte, e proprio lui: Mr. US€, il signor Guy Verhofstadt, ultra-europeista convinto a capo del gruppo ALDE. Il secondo report è “La relazione sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona” (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&reference=A8-2016-0386&language=IT) i cui relatori principali sono Mercedes Bresso, europarlamentare del PD ed ex governatrice del Piemonte, e Elmar Brok, membro della CDU-CSU e “braccio armato” della Merkel al Parlamento europeo. Il terzo report è quello più importante, che ho avuto modo di seguire direttamente come relatore-ombra, e si tratta della “Relazione su una capacità fiscale per l’Eurozona”, con relatori principali Reimer Boge, austriaco del PPE, e Pervenche Berès, socialista francese dell’S&D 8 http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&reference=A8-2017-0038&language=IT). Parla di come “aggiustare” l’eurozona, di come renderla più resiliente, di come creare strumenti che possano minimizzare gli shock asimmetrici e di tutte queste belle favolette. Di fatto, come spiego da tempo, si tratta di un progetto per istituzionalizzare la Troika. Ingenti quantità di denaro dei cittadini trasferite dagli Stati membri a Bruxelles ed erogate a Paesi in difficoltà sotto stretta condizionalità (termine ricorrente e particolarmente enfatizzato nel testo), in cambio delle cosiddette riforme strutturali e dei “programmi di aggiustamento macroeconomico” stile quelli che abbiamo visto all’opera in Grecia: distruzione del welfare, taglio dei salari, privatizzazioni e via discorrendo. Leggetevi quest’ultimo testo, perché la visione di quello che sarà fatto a breve è chiara: 1) Istituzione di un bilancio per l’Eurozona, finanziato attraverso i contributi degli Stati Membri (e forse in un futuro utopico dalle mitologiche risorse proprie dell’UE, su cui sta lavorando Mario monti). Non si specificano cifre precise, ma da discussioni interne si è parlato di una cifra vicina ai €500 miliardi. Significa che l’Italia, terza economia dell’eurozona, dovrebbe contribuire ogni anno con una cifra di circa €70-80 miliardi. Soldi dei cittadini, ovviamente sottratti dal bilancio statale. Per fare una comparazione, l’attuale bilancio dell’Unione Europea ammonta a circa €155 miliardi annui, e il contributo lordo dell’Italia a circa €17 miliardi annui. 2) Trasformazione del MES, il fondo salva-stati o Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo, che avrà l’obbligo di erogare aiuti condizionati e “suggerire” al Paese beneficiario le riforme strutturali da approvare. Una pericolosa istituzione che sul modello del FMI, erogherà aiuti in cambio dell’imposizione di politiche e riforme neoliberiste, per sancire la resa in schiavitù dello sfortunato Stato che si trovi a dover chiedere aiuto (e viste le asimmetrie causate dall’euro, saranno in molti a trovarsi in questa situazione). 3) La creazione di un super-ministro delle finanze e del tesoro dell’eurozona, fondendo le figure del presidente dell’eurogruppo e del commissario europeo agli affari economici e sociali. Questa nuova figura avrebbe enormi poteri sugli Stati membri e, nonostante le rassicurazioni, nessun controllo democratico. Il report parla di una figura che, cito testualmente, “dovrebbe essere equipaggiata con i mezzi necessari per far rispettare le attuali regole della governance economica dell’eurozona”, cioè il patto di stabilità e crescita, il fiscal compact e la svalutazione interna con aggravio sui salari. Sono tutte parole e concetti che trovate nel testo allegato.

Con questi tre punti il gioco è fatto, e la Troika è definitivamente istituzionalizzata nel framework della governance europea: abbiamo il Fondo Monetario Europeo, la commissione rappresentata dal super-ministro delle finanze dell’eurozona ed infine l’immancabile Banca centrale europea presieduta (ancora per poco?) da Mario Draghi.

Per l’ennesima volta denuncio il tentativo in atto di distruzione degli Stati e dei popoli europei da parte dei folli sostenitori del progetto U€. Leggete i documenti, è tutto scritto nero su bianco, non si preoccupano nemmeno più di nascondervelo. Avevo anticipato già ad ottobre 2015, quando erano iniziate le discussioni sul referendum nel Regno Unito, quale sarebbe stata l’evoluzione dell’eurozona: la creazione di un Unione Europea a due velocità. Da una parte i Paesi UE che non adottano l’euro, sempre più lontani, distaccati e autonomi perché non ricattabili, e dall’altra i Paesi euro, ricattabili e quindi stretti ancora più intensamente in un abbraccio mortale con la Germania. E’ quanto scritto nel famoso “report dei cinque presidenti”, è quanto detto da Angela Merkel la scorsa settimana e sarà quello su cui inizieranno a lavorare intensamente dal 25 marzo in poi, dopo i festeggiamenti dei 60 anni dalla firma del Trattato di Roma. La speranza è che come il detto della “crisi del settimo anno nei matrimoni”, anche l’UE entri in una crisi irreversibile della “settima decade”.