MARCO ZANNI

La mossa di Renzi non va sottovalutata e va letta in maniera approfondita alla luce degli scenari politici che si apriranno ora e dei gravi problemi che il suo governo si è trascinato dietro, incapace di trovare una soluzione definitiva e duratura, che come ben sappiamo non esiste all’interno dell’Eurozona.

Il premier ha sicuramente molti difetti, ma tuttavia ha dimostrato un’intelligenza politico - comunicativa che lo ha fatto stare a galla in una situazione oggettivamente difficile e problematica: la vecchia scuola DC mista a un pizzico di finto rinnovamento e rottamazione della vecchia politica. Non ci dovrebbe quindi sorprendere se anche questa volta le sue dimissioni potrebbero essere stata la mossa più intelligente e politicamente lungimirante.

Gli snodi della vicenda da analizzare per capire le intenzioni di Renzi a mio avviso sono tre: la legge elettorale, la legge di bilancio da approvare dopo le osservazioni di Bruxelles e la drammatica situazione del sistema bancario italiano, con il caso Monte dei Paschi in cima alla lista. Cosa hanno in comune questi tre punti e il premier toscano? Sicuramente sono tre questioni che hanno creato molti grattacapi all’esecutivo e cosa ancora più importante sono tre gravi questioni politico-economiche sulle quali Renzi non era riuscito a trovare una soluzione ed era chiuso in un pericoloso vicolo cieco.

Sulla legge elettorale si era accorto di aver fatto un madornale errore: non solo l’Italicum rischiava di essere di nuovo dichiarato incostituzionale, ma ancora peggio per Renzi poteva consegnare la vittoria al Movimento 5 Stelle senza costringerlo a fare alleanze. I sondaggi parlano chiaro e questo sarebbe stato un autogol pazzesco per il PD e i partiti tradizionali. Da qui la necessità già annunciata dal governo di modificare la legge elettorale qualsiasi fosse stato il risultato del referendum. Sì ma con chi? E’ vero che il PD ha la maggioranza in parlamento, ma l’opposizione interna al partito di Renzi era forte e il premier avrebbe dovuto imbarcare Berlusconi in una sorte di Nazareno bis: politicamente complicato e dal potenziale impatto negativo, vista la retorica del rottamare la vecchia politica ultimamente molto utilizzata dal premier.

Sulla questione banche e MPS ho già scritto molto e già sapete: le soluzioni di “mercato” non funzionano e non funzioneranno, servirà un bailin “controllato” e parziale con successivo intervento pubblico nel capitale.

Sulla questione legge di bilancio i numeri non tornano, balla una differenza sul deficit strutturale pari a un punto percentuale di PIL, circa €15 miliardi. La commissione europea ha promesso una tregua fino al referendum ma sicuramente all’inizio del 2017 richiederà aggiustamenti di bilancio con nuovi tagli o nuove tasse.

Ora iniziate a capire quale può essere la strategia di Renzi? Con la scusa del referendum si dimette facendo la figura del responsabile e di quello che mantiene le promesse, ma in verità scarica tre grane sul prossimo esecutivo, levandosi da qualsiasi responsabilità e potendo accusare gli avversari politici di aver portato il Paese alla rovina. Già ha lasciato trapelare qualcosa sulla legge elettorale, dicendo che la modifica dell’Italicum ora diventa un onere dei leader dei partiti che hanno sostenuto il No. Poi arriveranno le banche, e Renzi con le dimissioni si smarca dal bailin di MPS, dall’utilizzo di denaro pubblico per ricapitalizzare le banche e dai danni che la legislazione europea in tema di banche causerà alle famiglie e ai risparmiatori italiani. Potrà accusare la “vecchia politica” di aver causato questi eventi, sostenendo, ovviamente senza controprova, che in caso di vittoria del Sì le soluzioni create dal suo governo avrebbero funzionato senza creare danni per alcuno.

E così farà con la legge di bilancio 2017: quando il nuovo governo dovrà attuare le nuove imposizioni che arriveranno da Bruxelles, Renzi, smarcatosi e dimessosi per tempo, potrà sempre dire che aveva un accordo con la Commissione per alcuni punti percentuali di flessibilità aggiuntiva.

Alla luce di questi aspetti potrebbe venire il dubbio che la personalizzazione della campagna elettorale e le dimissioni postume siano qualcosa di voluto e cercato, una mossa strategica di Renzi per svincolarsi dal vicolo cieco in cui si era cacciato e preparare il suo rientro nel 2018 dalla porta principale. Eh già, perché io non credo affatto che la carriera politica di Renzi sia finita qua, checché se ne dica sui giornali e nei tediosi talk show. Io credo che Renzi abbia voluto smarcarsi dal PD, da un problematico ruolo di Primo Ministro in una situazione difficilissima e dal suo vecchio partito per tornare in grande stile nel 2018 con un nuovo soggetto. Gli indizi a suffragio di questa ipotesi sono molti: prima di tutto la giovane età, perché Renzi ha solo 41 anni e, dopo una vita passata a fare solo politica, non ce lo vedo ritirarsi a Rignano a fare il mammo. Secondo i numeri del referendum: è vero è una forzatura e i numeri andrebbero analizzati in profondità, ma su un referendum molto personalizzato, il Sì ha comunque preso il 41% dei voti. Se anche solo la metà potessero essere riconducibili personalmente al premier, sarebbe una buona base di partenza su cui lavorare con un anno di campagna elettorale a disposizione. Ed infine il vuoto politico che esiste tra i partiti tradizionali: il PD e il centro-sinistra non hanno alternative a Renzi (Bersani, D’Alema, Franceschini?) e il premier, con un nuovo soggetto politico di centro distaccato dal PD, potrebbe avere ampie praterie tra le macerie del suo vecchio partito e quelle di Forza Italia. Potrebbe essere un partito capace di portarsi a casa almeno il 30% dei conensi. Renzi avrebbe tempo dall’esterno di accusare la vecchia politica per le catastrofi che si abbatteranno sul Paese nel 2017 (e che si sarebbero abbattute indipendentemente dall’esito del referendum), di scaricare sul governo tecnico e sui partiti che lo hanno sostenuto le responsabilità, ed infine di presentarsi come uomo nuovo moderato pronto nel pieno delle sue forze a guidare il Paese.

Questo a mio avviso è quello che accadrà: Renzi è un uomo politicamente molto furbo e che gode ancora di grande consenso tra gli italiani, non commettiamo l’errore di sottovalutarlo.