MARCO ZANNI

Ieri in plenaria a Strasburgo il Parlamento Europeo ha votato il Report Balz( dal nome del relatore tedesco del PPE) dal titolo “Report sul bilancio e le sfide concernenti la regolamentazione dell'UE in materia di servizi finanziari: impatto e via da seguire per un quadro di regolamentazione finanziaria dell'UE più efficiente ed efficace e per un'Unione dei mercati dei capitali.”

 

Indovinate? L’unico relatore ombra italiano era il sottoscritto. Il testo votato comprendeva due paragrafi interessanti che i miei colleghi italiani (PD, FORZA ITALIA e NCD), con tutta probabilità, non avranno nemmeno letto. Nel caso li avessero letti e hanno votato a favore le opzioni sono due: o non li hanno capiti o erano in malafede.

 

14.  “ ritiene che occorra spezzare il legame tra i soggetti sovrani e le banche a livello nazionale attraverso una piena e coerente attuazione, sul piano nazionale, della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) e delle disposizioni del meccanismo di risoluzione unico (SRM) e del Fondo di risoluzione unico (SRF); prende atto dei contributi del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (BCBS) e del Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) sull'esposizione al debito sovrano delle banche, che comprendono un esame dettagliato dei prossimi passi;”

 

24.  “prende atto dei risultati ottenuti nella creazione di un'unione bancaria e sottolinea il suo ruolo cruciale nell'affrontare le interdipendenze tra rischio sovrano e rischio bancario e nel ridurre i rischi sistemici attraverso un'azione congiunta; prende atto del progressivo completamento dell'unione bancaria; sottolinea la necessità di una piena e tempestiva attuazione della legislazione esistente;”

 

Nella prima parte del paragrafo 14 si inneggia alla bontà del bail-in, nella seconda parte si prende atto del contributo del Comitato di Basilea per ridurre l’esposizione bancaria al debito sovrano.

Nel paragrafo 24 sono più espliciti: l’Unione Bancaria deve affrontare le interdipendenze tra rischio sovrano e rischio bancario e ridurre i rischi attraverso un’azione congiunta. Che vuol dire chiederete? In soldoni vogliono che i titoli di stato non vengano più considerati risk-free, cioè a rischio zero.

 

Ora, riusciamo a capire che, considerare i titoli di stato non più risk-free, avrebbe un impatto disastroso sulle banche italiane? Le nostre banche, secondo i dati Banca d’Italia di Novembre, hanno in pancia più di 400 miliardi di euro di titoli di stato. Non considerarli più risk-free vuol dire che di colpo si aprirebbero delle voragini nei bilanci delle banche, altro che bail-in! Come? Oggi, secondo le regole UE che recepiscono le raccomandazioni dell'accordo di Basilea 3, i titoli di stato dell'area euro detenuti da banche dell'eurozona sono risk-free, cioè hanno un coefficiente di ponderazione 0 (secondo approccio RWA, cioè Risk-Weighted-Asset), cioè non richiedono assorbimento di capitale. In soldoni se detengo titoli di stato a bilancio, non devo accantonare riserve patrimoniali (capitale di vigilanza, quello che contribuisce alla formazione di indici tipo il Cet1, che stiamo imparando tutti a conoscere meglio). Se non avete ancora capito, vi faccio un esempio numerico che rende l'idea. Io banca italiana acquisto un titolo di stato dell'area euro per €1.000. A fronte di questo acquisto le regole attuali mi impongono di accantonare del capitale, cioè di tenere un cuscinetto di denaro nel caso le cose si mettano male. Per sapere qual è il requisito patrimoniale che mi serve per aggiungere una somma al capitale di vigilanza devo moltiplicare l’esposizione (i miei 1.000 euro di titoli di stato) per il coefficiente di ponderazione, per 0,08 (ossia il coefficiente patrimoniale fissato da Basilea per banche, cioè l'8%). Ora esseno i titoli di stato risk-free, il mio coefficiente di ponderazione sarà lo 0% e quindi la mia operazione assordirà capitale per 1.000x0%x8%=0. Il capitale assorbito è 0, quindi non dovrò fare accantonamenti prudenziali. Ora immaginiamo che passi la linea del report "Balz", che stranamente è anche la linea espressa più volte dal presidente della Bundesbank Weidman e da membri della BCE come Praet, e che i titoli di stato non siano più considerati risk-free ma si richieda un coefficiente di ponderazione pari al 50% (invece che lo 0%). Cosa succede? Vediamo. Ricalcoliamo l'accantonamento di capitale necessario per il nostro acquisto di titoli di stato da €1.000 e abbiamo che 1.000x50%x8%=40. Cioè a fronte del mio acquisto da €1.000 devo accantonare €40 di capitale. Ora vediamo l'impatto reale sul totale delle banche italiane, che oggi detengono €400 miliardi di titoli di stato risk-free. Quanto capitale aggiuntivo dovrebbero accantonare? Il calcolo è presto fatto: €400mldx50%x8%= €16 miliardi. Cioè di colpo le banche dovrebbero trovare €16 miliardi di capitale aggiuntivo per rispettare il requisito minimo di capitale. Se qualcuno volesse tenersi un buffer di sicurezza (la BCE sta obbligando alcune banche a farlo), diciamo del 10%, avremmo un impatto ancora più devastante, pari a €400mldx50%x10%= €20 miliardi. Una cosa impensabile che di fatto costringerebbe le banche a scaricare dai loro titoli di stato vendendoli sui mercati in maniera massiccia causando un circolo vizioso che porterebbe in breve tempo al collasso del sistema.

Inoltre poi ci sarebbero distorsioni sul mercato dei titoli di stato, con  banche e investitori che si rifugerebbero sul bund tedesco risk-free e scaricherebbero i titoli di Stato dei Paesi della periferia.

 

Ancora una volta, ci troviamo davanti a una misura spinta e sostenuta dai tedeschi e dai paesi del Nord che vedrebbero le proprio banche avvantaggiate considerato la maggior sicurezza dei loro titoli di stato. L’Italia, come spesso accade, si troverà a rincorrere e cercare di coprire i buchi che questa misura provocherà.  Se già adesso il nostro sistema bancario è in balia di scelte scellerate fatte nel passato (bail-in) dovremmo almeno cercare di non ripetere un errore che potrebbe avere effetti ancor più disastrosi.

 

Ovviamente il testo è passato. E' solo un report di iniziativa, che non ha valore legislativo, ma è evidente della strada che si vuole perseguire.

Ecco i nomi degli Eurodeputati italiani di PD, FORZA ITALIA, NCD che hanno contribuito ad approvare il report. Così non potranno più dire, come per la BRRD-Bailin, che non ne sapevano nulla e che erano decisioni prese dall'UE, non da loro.