MARCO ZANNI

Gli organismi regolatori davanti al problema “too-big-to-fail”, le banche troppo grosse per fallire, sembrano avere un’unica soluzione: l’aumento dei requisiti di capitale e della capacità di assorbimento delle perdite. Neanche gli viene in mente di proibire l’esposizione a certe attività speculative che hanno e provocheranno ancora ingenti danni all’economia mondiale.

Questa settimana il Financial Stability Board, un organismo internazionale che fa raccomandazioni regolamentari in material di stabilità finanziaria per il G20, ha confermato la propria proposta sulla “Total Loss-Absorbing Capacity” (TLAC) della banche sistemiche a livello globale.

Mentre i precedenti requisiti globali si sono concentrati sul capitale regolamentare, la TLAC si concentra sul debito che può essere convertito in capitale quando una banca si trova in difficoltà, i famosi strumenti di debito ibridi e i bond convertibili, in rapporto ad alcune classi di assets ponderate per il rischio (RWA o Risk-Weighted Asstes).

Secondo il Financial Times le maggiori banche internazionali dovranno raccogliere fino a € 1,100 miliardi entro il 2022 in strumenti di debito speciale in modo da spostare l’onere dei salvataggi (secondo loro) dai contribuenti spostando il peso su azionisti e obbligazionisti.

Il FSB metterà la proposta sul tavolo per il G20 di fine mese ed ha fissato come parametri una TLAC pari al16% del patrimonio di un gruppo bancario ponderato per il rischio entro il 2019 e il 18% entro il 2022.

Le banche sistemiche più colpite saranno le quattro banche cinesi che avevano un deroga sul TLAC (Agricultural Bank of China, Bank of China, China Construction Bank e Industrial and Commercial Bank of China) e si dovranno adeguare entro il 2025 e 2028.

 

Si possono veramente evitare i salvataggi dei contribuenti con queste norme? Si risolvono il problema del contrasto ai rischi sistemici presenti nei bilanci delle grandi banche? Quali sono gli effetti collaterali? Queste sono domande da farsi.

Porre fine al “too-big-to-fail” è un compito arduo: le istituzioni finanziarie non possono essere isolate completamente da tutti gli shock esterni ed oltretutto non è presente una regolamentazione forte delle attività delle banche, una netta separazione bancaria e una vigilanza adeguata. Queste proposte possono aiutare a cambiare la percezione del sistema bancario da parte dei contribuenti facendogli credere che non dovranno più pagare per i fallimenti delle banche, e oltretutto questi continui requisiti (anche se di assorbimento delle perdite come in questo caso) paralizzano e colpiscono sempre di più i le banche che portano avanti attività “commerciali” rispetto a quelle che sono impegnate nelle molto più rischiose attività speculative. Infatti il FSB ha ammesso che le regole TLAC potrebbero spingere verso l'alto il costo del credito e danneggiare la crescita economica anche se, sempre secondo il FSB , questo sarà compensato dai vantaggi di aumentare la resilienza banca di "almeno un terzo" (che poi ci spiegheranno cosa significhi).

Insomma il gioco vale la candela? Siamo sicuri che in caso di crisi globale questi nuovi requisiti saranno determinanti per non far ricadere i costi dei fallimenti sui cittadini? Vi faccio un solo esempio per farvi capire che la risposta può essere solo una: no. Prendiamo una delle più grandi banca dell’Eurozona, la Deutsche Bank. La DB ha a bilancio capitale proprio per circa €55 miliardi, mentre ha in Stato Patrimoniale, tra le voci dell’attivo di bilancio, circa €1.000 miliardi di Trading Assets, attività speculative. Cosa significa? Significa che DB opera con una leva di circa 20 sulle attività speculative e che quindi basta un calo del loro valore di bilancio di circa il 5% per vedere azzerato il capitale proprio del colosso bancario tedesco. Vuol dire che agire sui requisiti di capitale in questo modo, con banche che hanno queste esposizioni, sarebbe pari a curare una malattia degenerativa con un’aspirina! Questo approccio non è sicuramente quello corretto per porre fine al rischio sistemico rappresentato dalle banche. Noi continueremo a lottare perché le misure regolamentari si spostino dal passivo all’attivo di bilancio, perché l’attività delle banche sia regolamentata in maniera stretta e perché ci sia una vera separazione bancaria.